mercoledì 6 gennaio 2016

Le 5 canzoni più belle per raccontare il ritorno in una relazione

E' vero, la storia della musica è piena di canzoni sull'amore... Amori che nascono, amori che finiscono. Ma rovistando tra le tracce più belle di sempre si trovano 5 canzoni perfette per raccontare il ritorno (o la speranza del ritorno). Le metto nel mio ordine di preferenza ma sono sicuro che ognuno di voi troverà la sua Top 3.


  1. A mano a mano (Rino Gateano) https://youtu.be/vpzjO6l53TY scelgo la versione cantata da Rino Geatano perché più struggente, ma ricordo a tutti che la canzone è stata scritta da Riccardo Cocciante
  2. Te lo leggo negli occhi (Franco Battiato) https://youtu.be/7ERgi8awS1w anche qui scelgo una cover anche se la versione originale è del Maestro Sergio Endrigo
  3. Mentre aspetto che ritorni (Renato Zero) https://youtu.be/R_u39Sz4n5w qui vado sulla versione originale dell'album, ci sono live bellissimi su YT ma si rischia di non ascoltare bene il ritornello cantato dal pubblico
  4. Please come home for Christmas (The Eagles) https://youtu.be/7gNSz9pA6BM non solo perché Natale è appena passato ma anche perché è davvero una canzone strepitosa. Da ascoltare anche la cover di Bon Jovi con una Cindy Crawford indimenticabile nel video ufficiale
  5. Aspettami (Vasco Rossi) https://youtu.be/k9g1G_hog1M nuovo album ma la vena romantica è quella del Vasco Rossi immenso che ha scritto pagine uniche della Musica Italiana





domenica 26 luglio 2015

24 anni fa, Achtung Baby (e poi io, Tavolara ed il mare)


Il ricordo di un album memorabile cullato dal silenzio di un posto memorabile


Il gommone nel centro preciso di un’insenatura sul lato Nord di Tavolara. Il verde così verde da sembrare finto, una macchia dilagante tra colori più intensi e densi che sanno di estate e di calore. La temperatura, dell’aria e dell’acqua - così calda da risultare eccezionale per un’isola normalmente ventosa - faceva pensare ad isole caraibiche ben più lontane e, troppo spesso, precipitosamente idealizzate. L’imbarcazione era immersa in un alone di luce riflessa che produceva foschie e riverberi, uno spruzzo bianco nell’esercitazione giornaliera della Natura che rischiava di essere un’offesa; un pugno nello stomaco della perfezione di quell’angolo di mare. Pochissime le imbarcazioni intorno, tutte molto lontane, così lontane da farmi pensare alla musica. Farmi pensare a come lei, la Musica, avrebbe potuto aiutarmi a rimettere in ordine i pensieri e governare la mia malinconia che, gelida, si insinuava sotto la mia pelle con un brivido. Questa volta potevo disporre di una tecnologia ben più evoluta che in passato: la mia cassa Bowers & Wilkins diffonde un suono pieno, rotondo, potente nonostante la dimensione contenuta e la batteria che la alimenta. E’ un piacere per le orecchie consegnarle melodie coerenti col contesto e lei sembra quasi avere delle preferenze perché in taluni casi il volume sembra distorcere il suono, in altri sembra non voler smettere mai di salire e di irradiare i presenti con i suoi rimbalzi di frequenze. Da qualche giorno pensavo ad un unico album, che mi aveva accompagnato in un periodo molto particolare della mia adolescenza: Achtung Baby degli U2. 


Era molto tempo che non lo ascoltavo forse per un senso di ripicca nei confronti di questa band che da esempio rivoluzionario, e guida, col tempo si è lasciata contagiare dalla frenesia della classifica iTunes: il risultato è una buona band rock-pop come ce ne sono tante, anzi in quel territorio lì c’è chi se li mangia in un sol boccone (e penso ai Killers). Gli U2 di Achtung Baby erano una specie di tribù arrivata all’apice del Rock con la voglia di stravolgere tutto ciò che si era ascoltato sino a quel momento. L’album mi ipnotizzò per ore ed ore consecutive di ascolti. Cercavo di scovare qualche difetto ma non ci riuscivo e l’attesa per quel Tour fu snervante, soprattutto con l’epilogo della prevendita al Palalido, centinaia di persone accalcate, e poi la data del concerto rinviata di quarantott’ore. Il ricordo dell’album era vivido nella memoria e avevo paura di corromperlo con un ascolto fugace ed improvvisato. Ma decisi che era il momento di ritornare ai primi anni ’90. Per fortuna Deezer mi ha permesso di scaricare l’album, nella sua edizione Deluxe, in pochi minuti. La copertina mi ha ricordato l’abitudine che avevo di girare la cover del cd per mostrarne il retro. I suoi colori sul blu e sul nero, la leggendaria Trabant. La faccia bianca di Bono. E ho cliccato Play.

I tamburi profondi, il basso ripetitivo, il delay della chitarra, la voce appoggiata su un letto di note tutte così diverse tra un brano e l’altro eppure così coerenti nella geometria del disco. Mi sono commosso. Non era una sorpresa che sapessi tutte le canzoni a memoria, il mio cervello è un hard disk di dimensioni eccezionali quando si tratta di recuperare liriche per un canto che vorrei tanto fosse superiore a qual è in effetti ma non me ne preoccupo… e canto, canto sempre… Mi sono ricordato di quanto One fosse un passaggio obbligato delle cassette che facevo per le mie amiche. Canzone che, molti anni dopo, fu clonata dallo stesso Bono in un duetto con Mary J. Blige che, sì, è gradevole all’orecchio ma perde tutta la nebulosa e cupa poetica della versione originale. Soprattutto se ripenso al video, ovattato e quasi nevrotico, con i bisonti e le ombre che si inseguono. Poi ho riscoperto Until the end of the world e la meraviglia del film di Wenders, improvvisamente materializzato davanti ai miei occhi, con le sue oniriche visioni di un futuro fatto di menti leggibili e visualizzabili attraverso un computer. Improvvisamente avevo davanti agli occhi le distese desertiche del film e queste si fondevano all’isola che davanti a me sale, su, fino a quasi mille metri di altitudine e trasforma il panorama in un quadro lacustre non appena il mare si placa e si trasforma in una distesa oleosa e silente. L’emozione vera, però, mi travolge con Who’s gonna ride your wild horses. Una canzone strabiliante per l’orecchio, con questo urlo straziante, ma anche per la mente che la legge

Well you left my heart empty as a vacant lot
For any spirit to haunt

Mi sorprende pensare a questo disco dopo The Joshua tree o Rattle and hum. Parla di una tribù di musicisti che le ha provate e sperimentate forse tutte, colorando il rock con venature tanto malinconiche quanto rabbiose, arrivando ad un momento in cui si può anelare la perfezione. La stessa sensazione ce l’ho con Anime salve di Fabrizio De André che, purtroppo, risulterà anche come l’ultimo dei suoi capolavori.  

La musica prosegue. C’è anche una hit di grande successo, Mysterious ways, che resiste al tempo ed ai passaggi radiofonici ed i remix, perché è un grande brano dell’album e non un singolo pensato come pezzo a sé stante. Un rischio che, forse, questa band ha corso più di una volta negli anni a venire. Ma soprattutto c’è Ultra Violet (light my way):

Sometimes I feel like I don’t know
Sometimes I feel like checkin’ out
I wanna get it wrong
Can’t always be strong
And love it won’t be long

Questa è una ballata che mi ha sempre fatto piangere. Spesso ne ho ignorato il motivo perché credo sia diverso ogni volta. Ma ancora c’è quell’urlo straziante e poi quella voce cupa e calda... baby, baby, baby light my way. Quasi una richiesta di soccorso, un’invocazione o una preghiera: un pianto disperato d’amore che in qualche modo mi fa riconsiderare la vita e le cose intorno a me, ogni volta.

L’album si chiude con Love is blindness. Ricordo Bono che dal palco chiama una ragazza in prima fila e la fa salire sul palco. Il palazzetto è buio, uno spot illumina solo lui e lei che ballano lentamente. Lei sta per svenire, forse non crede a quello che le sta capitando mentre lui le canta nell’orecchio. Non ho mai desiderato così tanto di essere una donna, se non il giorno in cui è nato mio figlio. La canzone è talmente spettrale da risultare incompatibile con la parola Love inclusa nel titolo. Eppure nasconde una serie di amori profondi e forse incompiuti, pagine di vita liofilizzate in quattro minuti di basso che tuona e di voce che sussurra.

Mi è sembrato durare pochissimo, questo frammento di me e di passato nel mezzo di quell’insenatura. Poi rincorso da altre canzoni che non avevano ricordi da consegnarmi, assorto com’ero nel momento cristallizzato di ventiquattro anni trascorsi ad assorbire il senso di quelle canzoni e farle mie. 


A modo mio. 

domenica 7 giugno 2015

Diario di un week-end berlinese ad alto tasso di ignoranza (e di sfiga)

Evidentemente le finali, per me, devono essere una sofferenza. Dalla finale di Uefa a San Siro fino a Kiev, passando per un'indimenticabile trasferta a Manchester col turco (alias Fabrizio Tessari) fatta di numerosi scali e una notte di effluvi malsani in automobile, c'è sempre stato un certo tasso di dramma nei viaggi che ho affrontato. Non poteva di certo esimersi Berlino 2015: finale di Champions League, Juventus - Barcellona.

L'epopea inizia con la convocazione in aeroporto fissata per le ore 5:15 di sabato mattina. Io vado a letto abbastanza presto dopo un venerdì appagante, denso di parole e ricordi; metto la sveglia consapevole dell'infallibilità del mio Note 4 che non ne sbaglia una. Fisso la sveglia alle 4:30. Faccio fatica a prendere sonno però.. pensieri su pensieri... morale penso di addormentarmi più tardi del previsto.
Apro gli occhi: sono le ore 5:15. Cioè le 5:15 orario di convocazione? ed io sono ancora in Via-Moncalvo-Zona-Gambara?? Si accendono dieci minuti di fuoco. Doccia in 1 minuto secco, mi vesto lavandomi i denti, rovescio il contenuto dello zaino sul letto rastrellando il minimo indispensabile e parto. Meno male che a quell'ora i semafori non vanno, altrimenti avrei battuto il record mondiale di rossi bruciati. La povera 500L è decollata tipo navicella Virgin Galactic atterrando direttamente al P2 del Terminal 1. Mi presento al desk in area gruppi alle ore 5.57. In tempo per ritirare questo


Il volo fila liscio. Atterro a Berlino alle 9.30 e mi parcheggio al Marché per una colazione a colpi di succo di mela & brownies. Attendo un gruppo di 6 in arrivo da Caselle. Si presenteranno di lì a poco in tre. Gli altri (il trio di bomber Pampa, Zima e Koke) sono coinvolti in un piccolo disagio della Air Berlin che, dalle ore 7.00, porterà il loro volo alle ore 15.15. Nel mentre un Pampa in pista che quasi viene braccato dalla Digos, Koke che prende il comando del microfono manco fosse un capo ultras, Zima che già si vedeva in pantofole davanti a Sky Sport. Alla fine arriveranno... ma che incubo!

Andiamo ad Alexanderplatz dove la UEFA ha deciso di confinare i tifosi della Juve. In realtà non serviranno barriere o strane tecniche di polizia: è un pubblico finalmente civile e tutto andrà liscio come l'olio. In Alexanderplatz decidiamo di investire un po' del nostro tempo nello sport nazionale: la pinta. Eccoci in attesa della prima (di una lunghissima serie).


C'è anche modo di vedere il camion dei Drughi, con tanto di sponsor betting improbabile (Betpassion!), ancora in fase di riscaldamento...


Ma soprattutto è tempo di fare i turisti... raggiungiamo il memoriale del Muro e poi un posto dal nome promettente: Berlin Beach. Ci accomodiamo in questo paradiso del Beach Volley dove passeggiano liberamente varie specie protette di tartaruga. Il caldo si fa sentire, arrivano i primi bollori 


La Radler mi aiuterà a trovare l'energia per proseguire in questa giornata da conto alla rovescia e ci troviamo a Brandeburgo. Qui il delirio è assoluto ed iniziano ad apparire striscioni da concorso 


Ma ciò che appare, nitida, è la situazione ormai incontrollabile della truppa. Ecco Franco (alias Paolo) in una eloquente smorfia di piacere


Brandeburgo è anche un simbolo della città, una porta verso il successo o la sconfitta... io ancora non immagino quale possa essere l'epilogo ma mi vedo così, davanti al destino di una notte


Recuperato il gruppo vacanza, quasi esanime, decidiamo di muoverci verso l'Olympiastadion... sono le 19:00 e la tensione sale. Nel treno ci intratteniamo con simpatici personaggi dall'ascella maldestra e con una quantità di alcol in corpo nettamente superiore alla nostra. Volano cori, selfie e c'è la sensazione che possa essere una notte memorabile... sensazione, appunto...

Arriviamo allo stadio contemplando la totale diversità di atmosfera che c'è in Germania rispetto a qualsiasi partita in Italia. Constatazione ormai vintage, in effetti...


Ormai ci siamo. Il Pampa è carico a molla e ci accingiamo a prendere posto. Io sto in piccionaia, punto di osservazione privilegiato per la bolgia che ci farà sognare dopo il 55'. Ma prima c'è il Capitano, il momento in cui il nostro eroe si presenta sotto la curva e il tempo sembra essersi fermato. Un Capitano, c'è solo un Capitano


La cerimonia manco la vedo... sono in catalessi sotto il mio cartoncino nero che non ho idea a cosa serva (lo scoprirò poco dopo su Twitter... sono lo sfondo di una manona che cerca di agguantare la Coppa... manona che, per la sesta volta, se la farà sfuggire). Arriva il loro gol troppo a freddo. I santi rimangono in Paradiso perché non ho la forza di elencarli, mi attanaglia il terrore di una notte come quella di Kiev... E invece no. Buffon compie un miracolo da Pallone d'oro sull'1-0 e da lì inizia una lenta rincorsa. Rincorsa che nel secondo tempo porta al pari e poi ad un momento di pressione avida e quasi irrazionale che mi fa urlare "possiamo farcela". Non mi curo del potenziale rigore (ci fosse stato, compensa la doppia sfida col Monaco) 


Purtroppo quando sei accecato dalla voglia di vincere può capitare che tu perda... e così concediamo il contropiede ai Maestri assoluti della specialità. Andiamo sotto, proviamo a riprenderci ma Tevez non è in serata... una due tre occasioni... alla fine, stremati, con Pirlo che corre come fosse alle Olimpiadi, subiamo il 3 ma a quel punto è già finita.

Nonostante la maglietta di Madrid,

nonostante la cabala, le statistiche di Luis Enrique (sì, proprio lui, il brocco di Trigoria), usciamo sconfitti. Pirlo piange e viene acclamato dai tifosi del Barca, Buffon raccoglie l'abbraccio della storia - è lui uno dei migliori portieri di sempre, se non il migliore -. Usciamo dallo stadio con 2 euro in meno (quelli della cauzione data per una brocca di plastica presto scagliata dalla rabbia) e senza una t-shirt cimelio perché, a questo punto, che senso ha?

Torno in aeroporto col taxi, dopo qualche maldestro tentativo di prendere il treno. Mi accomodo su una deliziosa panca del piano 2 di Schoenfeld e ci dormo come un bambino per ore 5. Grazie al mio kit di sopravvivenza deodorante-spazzolino-maglietta-di-scorta, riuscirò nell'impresa di non puzzare come un profugo all'arrivo sulle coste sicule... e la cosa in qualche modo mi rincuora, essendo circondato da profughi appena sbarcati sulle coste sicule... Partirò con un volo che accumulerà 2 ore e mezza di ritardo. Mi scorderò il luogo dove ho lasciato la macchina all'andata, girovagando per mezz'ora nel P2 Sud. Arriverò a casa, benedicendo la doccia Jacuzzi della mamma, alle ore 14.20...

Con Berlino ho finito... alla prossima avventura!

lunedì 11 maggio 2015

Verrà il vento e ti parlerà di me


Mi piacerebbe dire che Francesca è un’amica. Almeno come intendo io un’amicizia. E invece a malapena abbiamo condiviso due sfide di pronostici su Twitter, sfiorato una pizza con un’altra super-donna (Valentina Mezzaroma) e passato una bellissima serata in compagnia, serata di cui ancora conservo, nitidi, gli aneddoti. E qualche scambio di mail e messaggi. Ma forse potrebbe bastare per prendermi la liberà di parlare del suo lavoro.
Mi piacerebbe dire che è un’amica soprattutto adesso che ho letto il suo romanzo Verrà il vento e ti parlerà di me... adesso che devo dirle che non ci sarò alla presentazione romana del libro.

Io sono un grande consumatore di romanzi. Ho iniziato da bambino grazie ad educatori appassionati che mi iniziarono a Dickens e Twain. Ho passato gli anni dell’adolescenza a sfogare nella lettura le mie paure da ragazzo più giovane degli altri, e lì c’erano soprattutto Hesse e Mann. Ho passato gli anni della maturità a cercare nella lettura lo stimolo per scrivere la mia, di storia. E lì c’erano Hornby e De Carlo. E passo questi anni a nascondere nella lettura le mie paure per il futuro ma, soprattutto, la nostalgia per il passato. Con Giordano e Ammaniti per esempio. Quindi ogni nuovo autore che scopro è un invito a considerare nuove prospettive. Nuovi orizzonti.

Di quella nostalgia, per il passato e la vita vissuta davvero, il romanzo di Francesca parla senza imbarazzi, giri di parole o esercizi di stile gratuiti. Ne parla in un modo libero ed appassionato, lucido nel ricordo, affine e compatibile alla mia vita pugliese di bambino, così simile ai racconti della sua Lucania. Il dialetto, le ricette, la vita di tutti i giorni che scorre ad un ritmo diverso dalla città. E quel parallelismo tra la metropoli e la terra che tanto ha animato i miei pensieri di ragazzo. Quella nostalgia si esprime nei dubbi di una ragazza che è magneticamente attratta dalla metropoli ma sente forte il calore della sua terra, attraverso il passaggio, la testimonianza, di persone uniche ed irripetibili. Come i suoi nonni. Qui Verrà il vento e ti parlerà di me ha iniziato a commuovermi davvero. Pochi romanzi ci riescono. Le canzoni sanno farlo. I film sanno farlo. I romanzi raramente, perché mi ci immergo ma riesco a viverli con lo sguardo dell’osservatore. Ma non qui. Qui ho sentito le stesse emozioni che ho provato io. Quando è mancata mia nonna ad esempio ed io ero a Dublino. Sapevo che sarebbe successo perché, proprio come il suo personaggio, la nonna mi aveva confessato un segreto consegnandolo a quel rapporto speciale ed unico che era il nostro amore. Ma non esserci, comunque, segnò i miei giorni. E passai i mesi successivi ad ascoltare Io che amo solo te confidando nel fatto che, lei da lassù, potesse ascoltarla con me.

Mi sono commosso leggendo la lettera, così simile al trasporto che mi assale con The letter del musical Billy Elliot. Ed in generale mi sono commosso ricostruendo quelle immagini del mare, dei sassi, del casale. Un condensato di colori e profumi e sapori che si materializzavano nella mia testa, e addosso, lasciandomi una sensazione di appagamento come quando ti svegli da una notte in cui un bel sogno ti ha coccolato.

Sono un fan delle frasi e quindi, prima di abbracciare la mia futura amica Francesca per questo splendido regalo che ci ha fatto, e prima di invitare tutti a leggerlo, chiudo con due frasi stupefacenti e meravigliose che si annidano tra le pagine di Verrà il vento e ti parlerà di me.

“Una giustificazione non richiesta è una scusa manifesta”

“Prima non sai se ti manca qualcosa. Poi lo scopri e decidi se conquistarlo o no”

Brava Francesca. Chissà che adesso non tocchi davvero a me, ispirandomi a questo tuo viaggio sincero nel passato, nella vita e nella famiglia.


#ChampionsTwitt... volata finale

A 180 minuti (e forse qualcuno in più...) dal volume-a-palla su We are the Champions, la banda di ChampionsTwitt si trova in una volata tutt'altro che pronosticabile.
L'ultimo turno ha premiato Pardo che, dopo un avvio ingolfato, fa en plein sulla Juve e complessivamente porta a casa 18 punti. Dietro di lui solo Delfino (9) riesce a limitare i danni, poi Cattaneo (8), Colombo-Capizzi-Palmeri (7), Allara-Zampini (5), Mezzaroma-Zazzaroni (4), Nobili (3), Ottolenghi (1).

Vediamo allora la classifica provvisoria prima del ritorno delle semi-finali:
COLOMBO                      48
ALLARA                          46
DELFINO                         45
ZAZZARONI                   36
PARDO                            34
CHIAMARSI BOMBER 34
PALMERI                        33
NOBILI                            31
ZAMPINI                         29
CATTANEO                    28
MEZZAROMA                21
CAPIZZI                          19
OTTOLENGHI                13

ATTENZIONE!
Inseriamo un bonus per questa fase finale, in vista di
BAYERN MONACO-BARCELLONA (DOMANI ORE 20.45)
REAL MADRID-JUVENTUS (MERCOLEDI ORE 20.45)
Se pronosticate la modalità di passaggio del turno avrete un bonus di 5 punti
Esempio:
Real Madrid-Juventus 2-1, Juve ai supplementari (o ai rigori)
Riceverete 20 punti invece di 15

Resta inteso che il risultato pronosticato è al minuto 90 (altrimenti andiamo a snaturare il gioco come lo conosciamo da tempo)

Chi volesse mandare i prono in pvt sappia che io sarò all'estero Mercoledì :-) quindi meglio rivolgersi ad un Palmeri o a un Delfino...

Buon ChampionsTwitt a tutti e augurate buona trasferta a me!

sabato 25 aprile 2015

Torna il punto di Tancredi Palmeri su #ChampionsTwitt

Han visto Pagnoncelli scappare nudo tirando le cartellette all'aria gridando "1+1 fa 3!". Prevedere chi comanderà la classifica di #ChampionsTwitt è diventato più temerario che andare con una bottiglietta d'acqua piena allo stadio: sorpassi e contro-sorpassi, corna bi-corna.. aglio e fraguaglio e fattura che non guaglio.


Dura nulla la mia leadership di un'incollatura del martedì, ed è una sconfitta per il Sistema Paese.
Portentosi allunghi al mercoledì di Delfino, Colombo e Zazzaroni, tutti a loro modo specie protette.
Ma è al giovedì che la classifica rigurgita e ingoia sputando alla fine in testa il pizzetto di Allara e Colombo, strana coppia al comando. 
Il gol di Vargas nel secondo di recupero dei minuti di recupero è un calcio nelle balle della classifica, e visto che parliamo di balle ecco che Allara rimette la buzza avanti a tutti ma non rispetto a Colombo.
Delfino rimane impigliato nella rete di testa e Zazzaroni pure getta il ciuffo oltre l'ostacolo.
Exploit fiorentino anche di Nobili, a bomba davanti a me e poi i Bomber e Zampini. 
Party nel retro tra Cattaneo, Mezzaroma e Pardo, e chiamalo scemo, e anche Ottolenghi che non è da meno chiude in fondo ma accompagnandosi con Capizzi.
Prossimo turno tra 2 settimane e chissà che l'organizzazione non si inventi bonus e mica bonus (daje 'n po').

Classifica

Alessandro Allara        39
Ettore Maria Colombo 39
Giulio Delfino               35
Ivan Zazzaroni             33
Luciano Nobili             28
Tancredi Palmeri         25
Chiamarsi Bomber      23
Massimo Zampini        23
Stefania Cattaneo       19
Valentina Mezzaroma  17
Pierluigi Pardo             16
Lorenzo Ottolenghi      12
Lia Capizzi                   11

martedì 21 aprile 2015

Tancredi Palmeri presenta la classifica di #ChampionsTwitt

Introduzione del sottoscritto: dopo una vagonata di errori nei calcoli, dipesi dall'arrugginimento post natalizio e da accenni di senilità, ho chiesto al pugliese volante di adoperarsi per rivedere il tutto considerando i punteggi corretti che ricapitolo...
6 per il risultato esatto
3 per il primo marcatore
1 per l'esito corretto
1 per il marcatore diverso dal primo
15 punti per en plein e 0-0

Vi lascio al punto della situazione e... Enjoy! 

Bevo l'amaro calice offertomi da Allara e quindi me medesimo Tancredi Palmeri si incarica di calcolo punteggio e bollettino dei naviganti per i risultati.
Come avrete capito fino ad ora il calcolo della classifica era stato affidato all'organizzazione dell'Expo, mentre adesso si è insediato Bertolaso.
Prima di tutto, perché ce lo chiede il paese e ce lo chiedono i nostri partner europei a cui guardiamo con reciproco e proficuo interesse per gli accordi commerciali, for once and forever ecco i punteggi che contano: solo e soltanto questi, il resto rimane sotto la barra del 4% e non possiamo lasciare il governo in ostaggio di partitini:

Pronostico semplice - 1 punto
Marcatore semplice - 1 punto
Primo Marcatore - 3 punti
Risultato Esatto - 6 punti
Grande Slam (Risultato Esatto+Primo Marcatore) - 15 punti (include anche chi pronostica lo 0-0)
Spread - in discesa

Il calcolo che trovate è ovviamente onnicomprensivo del turno precedente degli ottavi Champions/16mi Europa League, e di questa andata di quarti Champions/ottavi EL.

Chiariti i termini del Twittalicum, andiamo ad analizzare chi dobbiamo infamare questa volta per essere andato troppo bene. E si scopre che gli improperi giustamente subiti da Allara per i suoi orari da Trenitalia non lasciano ma raddoppiano, visto che il malefico barbuto ha azzeccato una tale sequela di risultati da averlo sparato in testa alla classifica. 
E' tallonato alle spalle da me, a cui volete tanto bene quindi è un successo per cui beneficia la comunità.
Rimangono in zona alta ma si sono bruciati il vantaggio oltre alle sinapsi i Bomber, mentre si avvicinano appaiati e minacciosi e non potrebbe essere altrimenti visto l'estetica in ballo Colombo e Delfino, una coppia protetta dal WWF.
Con fare biondo ha recuperato molto terreno Valentina Mezzaroma agevolata dal taglio di capelli che ne favorisce la perfomance aerodinamica, mentre è evidente che immediatamente dietro Stefy Cattaneo e Ivan Zazzaroni sono impacciati dai capelli negli occhi, mentre Nobili e Zampini non hanno nemmeno questa scusa, e tantomeno Lia Capizzi quindi crolla il teorema follicolare.
Chiude la classifica il pit stop tonnarello di Pardo e Ottolenghi.

Di seguito la classifica, già martedi si torna tutti in campo quindi stirate i calzettoni

Alessandro Allara        21
Tancredi Palmeri         20
Chiamarsi Bomber      18
Ettore Maria Colombo 16
Giulio Delfino                16
Valentina Mezzaroma 13
Luciano Nobili                9
Ivan Zazzaroni               9
Massimo Zampini          8
Stefania Cattaneo         7
Lia Capizzi                     7
Pierluigi Pardo               5
Lorenzo Ottolenghi       5

Programma del mid-week:

OGGI
Bayern Monaco - Porto
Barcellona - PSG
DOMANI
Real Madrid - Atletico Madrid
Monaco - Juventus
GIOVEDI'
Napoli - Wolfsburg
Fiorentina - DInamo Kiev